Ratificata dall'Italia la Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia

 
L'Italia, con la propria legge 201 del 4 novembre 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2010, ha ratificato la Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia.
 In primo luogo, la legge reca l’ordine di esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, dando piena ed intera attuazione alla stessa.
    In secondo luogo sono apportate importanti modifiche al codice penale, con la previsione dell’aumento delle pene previste per i reati di uccisione e di maltrattamento di animali.
    In particolare, l’art. 3 stabilisce che la pena applicabile al reato di uccisione di animali di cui all’art. 544 bis c.p. consiste nella reclusione « da quattro mesi a due anni»; mentre il reato di maltrattamento di animali di cui all’art. 544 ter, è punito con la reclusione «da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro».
    Molto importante è l’art. 4 della legge, che introduce il reato di traffico illecito di animali da compagnia, sanzionando chi, al fine di trarne profitto, reiteratamente o tramite attività organizzate, introduce nel territorio nazionale animali domestici (cani e gatti) privi dei sistemi di identificazione individuale, di certificazioni sanitarie o di documenti di identificazione obbligatori, e chi  trasporta, cede o riceve, a qualunque titolo detti animali.
    La pena per il reato in esame è la «reclusione da tre mesi a un anno e multa da 3.000 a 15.000 euro».
    Sono previste, inoltre, sanzioni accessorie, che consistono nella «sospensione da tre mesi a tre anni dell’attività di trasporto, di commercio o di allevamento degli animali se la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti è pronunciata nei confronti di chi svolge le predette attività»; «in caso di recidiva è disposta l’interdizione dall’esercizio delle attività medesime».
    L’art. 5 disciplina l’introduzione illecita di animali da compagnia che punisce, salvo che il fatto costituisca reato:
- «chiunque introduce nel territorio nazionale animali da compagnia [cani e gatti] (…) privi di sistemi per l’identificazione individuale»;
- «chiunque introduce nel territorio nazionale animali da compagnia [cani e gatti] (…) in violazione dei requisiti previsti dalla legislazione vigente»;
-  «chiunque trasporta o cede, a qualunque titolo», detti animali.
    In particolare, la condotta che configura quest’ultimo illecito amministrativo si differenzia rispetto al reato di traffico illecito di animali da compagnia per la mancanza del fine di lucro (dolo specifico) e della esistenza strumentale di attività organizzate o di condotte reiterate.
    Le pene previste consistono nel pagamento di una sanzione pecuniaria «da 100 a 1.000 euro per ogni animale» nel caso di condotte di cui al 1° comma; «da 500 a 1.000 euro per ogni animale»  nei casi previsti al 2° e 3° comma.
    Il trasportatore o il titolare di un’azienda commerciale che, nel periodo di tre anni, commette tre violazioni accertate ai sensi dell’art. 5 è soggetto alla sospensione dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività per un periodo da uno a tre mesi; se le violazioni sono cinque, è soggetto alla revoca dell’autorizzazione.
    Sono altresì disposti aumenti di pene nel caso i cui gli animali abbiano un’età accertata inferiore alle 12 settimane.
    La legge è entrata in vigore il 4 dicembre 2010, giorno successivo alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

A cura di AISAD nazionale